Elius Inferno & The Magic Octagram

Non c’è niente da fare. Quando si parla di Elius Inferno & The Magic Octagram si entra in una magia psichedelica da cui non vuoi più far ritorno. La band, composta dalle menti di Elio Di Menza e Donato Guitto, è tornata a far parlare di sé con un nuovo singolo: The Magic Mountain. Una sinfonia che ti rimette in pace con il mondo. Sarà forse per questo che l’hanno intitolata “La montagna magica”?

Il brano è stato realizzato tramite Studio Gaudio e prodotto da Annibale Records. Ascoltalo su Spotify!

Fatto sta che gli Elius Inferno & The Magic Octagram sono tornati alla carica dopo aver sfornato il disco d’esordio (Rat in Space, gennaio 2018 – Annibale Records) che ha visto la collaborazione al mixaggio di Alberto Ferrari dei Verdena ed un lungo tour che li ha portati in giro per i club europei.

Ma Rocktelling ci aveva visto lungo. Risale al 2018 la loro partecipazione alle selezioni per lo Sziget Festival e Rocktelling era presente ad ascoltarli puntando tutto su di loro. Quella selezione la vinsero e da li venne fuori una bella intervista.

Nomi emblematici, figure mistiche ed immaginario esoterico. Tutto ha l’idea di contenere un grande mistero del quale, soltanto voi, sapete cosa si nasconda. Quale significato c’è dietro le vostre canzoni, a partire dal nome stesso della band?

Elius Inferno & The Magic Octagram è certamente un nome di per sé enigmatico. Elius era una divinità greca portatrice di sole, musica e allegria. L’abbiamo trasformato in un dio esoterico aggiungendoci il termine “Inferno” semplicemente dettato dal sound oscuro del rock psichedelico che, da sempre, incarna qualcosa di misterioso e di inaccessibile.

Non a caso, il primo singolo si intitola “Venus Inferno”. Rappresenta il lato opposto di Elius, ovvero la sua donna. The “magic octagram” è stato pensato in uno di quei giorni in cui sei al pc a cercare immagini per svago e ti imbatti in disegni surreali ad otto punte, in cui, al posto delle linee ci sono dei simboli strani, che ti catturano la mente.

Il nostro messaggio è un mix, insomma, tra mitologico ed esoterico e fa parte del nostro sound, del nostro background. Siamo figli delle vecchie generazioni che ascoltavano gruppi come Black Sabbath e Deep Purple, affascinati dalla loro magia sciamanica. Oggi sappiamo che quell’atteggiamento era più che altro una questione mediatica, da showman. Solo che noi ci crediamo davvero (sorridono)!

Come funziona questa family band?

Spesso ci chiedono come facciamo a non avere una formazione fissa. Noi ci siamo riusciti perché abbiamo creato una sorta di base, dove tutti i musicisti possono sentirsi liberi di suonare e interagire, non da semplici turnisti ma come elementi attivi, con la stessa ottica musicale, sentendosi come parte di una famiglia.

Liberi da scelte organizzative di tour e dischi, perché abbiamo ridotto all’osso la situazione gestionale della band e ci troviamo benissimo così. Su “Rat in Space” compaiono ufficialmente, Fabio Ricciolo dei Go!Zilla, Francesco Perini e Andrea Palombi degli Hacienda.

Dopo varie esperienze su palchi esteri, come mai la scelta di registrare il disco in Puglia?

In realtà abbiamo avuta una dritta da Cesare Petulicchio, batterista dei Bud Spencer Blues Explotion. Andò lì per registrare una session con altri musicisti e ci consigliò di passare da Stefano Manca del Sudeststudio a Guagnano. Una volta arrivati lì, ce ne siamo subito innamorati. Uno studio enorme, disperso nella campagna leccese.

Siamo stati attratti dall’energia di quel posto, merito anche di Stefano che ci ha messo in “comfort mode”. È stata una full immersion di dieci giorni. Abbiamo registrato tutto in analogico. E poi, francamente, lo stesso studio a Londra sarebbe costato otto volte di più!

Come si sono intrecciate le vostre vite musicali con quella di Alberto Ferrari dei Verdena?

Quando abbiamo finito di registrare, ci siam resi conto che il materiale da mixare era notevole. C’erano tanti suoni e suggestioni da voler ricreare e volevamo una persona che riuscisse ad entrare al 100% nel nostro mood, che riuscisse a tirar fuori, dalle tracce nude e crude, tutto quello che avevamo in testa.

Mentre stavamo valutando vari studi su dove andare a mixare, il nostro manager dell’Annibale Records, Luca Landi, stava organizzando il tour europeo per i Verdena e ci propose di chiedere a lui. L’idea ci è piaciuta sin da subito e siamo andati a parlare con Nora Bentivoglio, l’addetto stampa dei Verdena nonché compagna di Alberto.

Ci disse di spedire il materiale e dopo qualche giorno, ci contattò direttamente Alberto Ferrari dicendoci che aveva ascoltato il disco, che era rimasto molto colpito dal lavoro svolto, e che ci avrebbe aiutato al mixaggio con piacere. Da lì in poi è nato un rapporto di amicizia. Con lui abbiamo trovato una fratellanza musicale. Ci sentiamo spesso. E il disco sta andando bene.

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