Gianluca De Rubertis e la filosofia della musica

Novità in arrivo per il cantautore Gianluca De Rubertis che ha firmato un contratto con la Sony Records, in attesa di un nuovo album. Rocktelling racconta chi è De Rubertis.

Gianluca De Rubertis è un artista a tutto tondo. Polistrumentista e cantante. Scrive i testi e compone le musiche dei suoi brani. Collabora con diversi artisti del panorama nazionale più ricercato. Solitamente il suo nome è associato alla scena “indie” milanese, della vecchia guardia. Quella più sofisticata e relegata all’universo “sixties”, tra Beatles e psichedelia. I suoi testi sono per lo più ermetici e pieni di poesia. Dove un racconto “noir” può trasformarsi in “erotico” o “fantasy”. Nulla è da dare per scontato. E’ un artista sempre in attività, cercato soprattutto per le sue capacità di paroliere. Se fossimo nell’era dei poeti maledetti, lui sarebbe uno di loro. E poi lo stile. Curato nei dettagli. Una figura da musicista “gentleman”, ordinato e distinto. Un moderno dandy.

E proprio perché De Rubertis è una personalità particolare, Rocktelling, non poteva non porgere domande in stile “psico-filosofico”.

Hai esordito con Studiodavoli, proseguito con “Il Genio”, poi solista con gli album “Autoritratti con oggetti” e “L’universo elegante“. Nel durante, svariate collaborazioni tra cui quella con Dell’Era, in un disco insieme. Ti annoi subito dei progetti? O hai tanto da voler dire e creare che gli altri non riescono a starti dietro?

Io scrivo tanto. Ogni progetto fa parte di un’epoca della mia vita e per natura non può essere infinito. Il progetto Studiodavoli è nato a Lecce. Eravamo io e mia sorella ai tempi dell’università. Poi abbiamo sentito l’esigenza di fare cose diverse. Con “Il Genio” è durata più anni. Abbiamo fatto tre dischi e non è detto che sia finita. Nel frattempo ho inciso due album da solista perchè, come dicevo, scrivo molto. Mentre, la collaborazione con Dell’Era, nel caso specifico dell’EP (Dellera De Rubertis, MArteLabel 2017) è nata per caso. In realtà avevo già scritto testi per lui. L’idea dell’EP è partita da un tour in cui si saliva sul palco insieme suonando i reciproci brani solisti. All’interno ci sono tre cover, un brano rivisitato di Dell’Era, intitolato “Siamo Argento” (da Stare bene è pericoloso, MArteLabel 2015) ed un inedito, scritto insieme.

La lunga estate calda” – Dell’Era, De Rubertis (Dellera De Rubertis, 4 dicembre 2017 – MArteLabel)

Usi la musica per raccontare di te oppure esprimi un ideale in cui vorresti riconoscerti?

Non uso ideali. Sono molto sincero. Si scrive più di stanze interiori, poco raccontabili. La musica aiuta a rendere raccontabile anche l’inenarrabile. Poi ci sono canzoni in cui ci metti una quota più emozionale e quindi il testo è meno a contatto con la realtà, pieno di metafore, di parole evocative. Credo molto all’importanza del suono nelle parole. Non scrivo testi alla “Guccini” o alla “Graziani” che ti raccontano un fatto in maniera più orizzontale, terrena. Io mi sento più verticale, etereo. Magari divento più psichedelico, meno a contatto con la realtà. Però, per quanto mi riguarda, il suono della parola riesce a esprimere le sensazioni meglio della storia stessa. Invece, il nuovo disco che sto scrivendo, ha dei testi più attaccati alla materia.

Secondo te, al giorno d’oggi, sono apprezzate le belle canzoni?

Secondo me, si. Il problema è un altro. A volte le belle canzoni non sono conosciute. Si preferisce un mercato più facile con le proposte dal mainstrem o dal nuovo indie (che somiglia sempre più al mainstream). Per me è molto meglio ora che la differenza tra musica manistream e indie si sia assottigliata. Perché l’indie è sinonimo di “vorrei ma non posso”. Questa è la verità. Poi durante le interviste questi fantomatici musicisti fanno credere che non siano interessati al parere del pubblico. E’ solo scena. A nessuno è indifferente il consenso della gente. Magari le belle canzoni ci metteranno più tempo per salire alla ribalta. Si tratta solo di questo. Un “Piero Ciampi“, agli inizi, non è che fosse stato così apprezzato. Anzi, non veniva nemmeno capito. Alcuni artisti sono stati fortunati in vita. Molti altri talenti invece sono stati scoperti da morti. Al giorno d’oggi non si tratta neanche tanto di fortuna ma più di capacità imprenditoriale. Per farsi conoscere bisogna curare tanti aspetti, non basta la bravura. Poi… la gente, per quanta spazzatura possa passare in radio, la bella musica la riconosce. Certo, si è più facilitati se da bambini si è stati educati a un tale ascolto. Possono esserci sfumature di gusto ma, in generale, le persone capiscono la differenza.

C’è qualcosa che non ti piace della musica, in senso generale?

Come sistema musicale l’Italia è peggio dell’Albania. Partendo dal presupposto che qualunque organizzazione lavorativa è fatta da uomini, ci sono degli errori umani per natura. Una su tutte, la cattiveria, in tutti i sensi possibili. Come appunto, degli artisti che non vengono veicolati nella maniera giusta per farsi conoscere ed altri (che già associarli all’arte è un insulto) vengono invece presentati sulle migliori vetrine televisive e radiofoniche. Per fortuna la gente se ne accorge. Il punto è che per le case discografiche, l’artista è considerato tale finché vende. Anche se ascoltano il disco e a loro piace, agiscono da “venditori” accantonando il discorso artistico ed emotivo, ovvero ciò che li ha colpiti come ascoltatori. Se non trovano l’escamotage commerciale per veicolare la vendita del disco, può anche essere il più bello della storia, ma rimane là. Non lo fanno uscire.

Frank Zappa diceva che, quando gli impresari musicali erano dei signori grassi col sigaro in bocca, e non capivano nulla di musica, ciò che piaceva, lo decideva la gente. Prima, fare impresa sulla musica significava davvero accettare il rischio di perdita. Era un terno al Lotto. Se vinco mi arrichisco altrimenti fa nulla. Ed era una cosa sacrosanta. Oggi gli impresari continuano a non capirci nulla ma non investono su nuovi progetti artistici. Lo fanno solo se gli artisti hanno già un nome con un loro seguito o se hanno dei tornaconti commerciali sin da subito.

La musica di Gianluca De Rubertis è disponibile su: Amazon   YouTube   Spotify   Deezer

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