Cosa salvare di questo Sanremo 2021

Anche di questo Sanremo, ricorderemo tanto chiacchiericcio, fanfare megalomani ed inutili che finiranno presto nel dimenticatoio. Se non è già successo.

Ma una cosa ha salvato questo festival. Per la prima volta ha vinto il Rock. Non quel genere di rock, abbuonato come tale, dalle band cosiddette alternative, che nel corso degli anni si sono susseguite sul palco di Sanremo proponendo canzoni, tutt’altro che rock. Da sempre, vige una sorta di legge alchemica sanremese per cui il rocker, quando arriva su quel palco, perde la sua identità e si trasforma in qualcosa di amorfo. Fa di tutto per portare un brano orrendo che nemmeno il fan più accanito ascolterebbe all’indomani del festival. Robe oscene. Persino i Negramaro, che non fanno rock,  nel 2005 si fecero notare con “Mentre tutto scorre” finendo con l’essere eleminati la terza sera. Quel brano è tuttora il loro cavallo di battaglia. Per assurdo, loro sono stati “rock” a Sanremo.

Quest’anno succede una cosa stranissima. Arriva per la prima volta, sul palco dell’Ariston, una band uscita da X Factor che, nonostante non abbia vinto il contest, riesce a farsi notare per grinta e originalità. O meglio, non hanno inventato niente, nemmeno loro, ma ci sanno fare. Sanno shakerare vari generi musicali tenendo alto il livello, sia di attenzione che di ritmo. Parliamo ovviamente dei Maneskin. Questa giovane band, riesce a fregarsene delle regole farlocche e perbeniste del festival a cui, purtroppo, tutti i “rockers” o finti tali, si sono sempre adeguati proponendo il brano più rock che abbiano mai scritto. Forse l’avranno fatto pensando alle classifiche radiofoniche del giorno dopo o alla notorietà da ricevere su ampia scala, fatto sta che “Zitti e buoni”, ha portato i Maneskin a vincere il 71° festival della canzone italiana. Roba da non credere! Eppure è successo! Invece di Ermal Meta, quest’anno ha vinto qualcosa di autentico. Le cose stucchevoli le lasciamo agli addormentati, a quelli che non intuiscono quando cambia il vento, quando è tempo di reagire, quando è tempo di dire la propria verità e provare a cambiare il sistema (seppure quello musicale) con la strafottenza di chi sa quello che vuole.

“Zitti e buoni” (Teatro d’ira vol.1, in uscita il 19 marzo 2021 per RCA Records) – Maneskin 

Dato che, durante e dopo la settimana sanremese, è bello fare pronostici, dire la propria e confermare teorie avverate, ci si mette anche Rocktelling con una personale playlist che racchiude i brani che si ascolterebbero a prescindere dal festival, perché funzionano e perché non c’è nient’altro da “onorare ai posteri” di questa edizione appena passata. E indovinate chi era stato pronosticato per primo in classifica? I Maneskin, con tanto di “ve l’aveva detto Rocktelling”!

Al secondo posto è stato inevitabile inserire Colapesce Dimartino con “Musica leggerissima”. Una canzone che, prima ancora che finisse, era già diventata un tormentone nel subconscio. All’indomani del festival, una paranoia conclamata a livello nazionale! Brano studiato a tavolino, sicuramente. Ma orecchiabile, ballabile e scanzonato. Il match perfetto per durare nel tempo (almeno fino al prossimo tormentone)!

“Musica leggerissima” (3 marzo 2021 –  42 Records) – Colapesce Dimartino

Al terzo posto, con quegli occhi languidi d’intesa, i Coma_Cose con “Fiamme negli occhi”. Forse una trovata pubblicitaria, dato il titolo, ma durante l’esibizione al festival, i due artisti hanno conquistato tutti con quell’armonia palpabile e seducente. Peraltro, i Coma_Cose sono coppia anche nella vita reale. Se la musica è il segreto della longevità in una coppia, allora ottimo lavoro!

“Fiamme negli occhi” (Nostralgia, in uscita il 16 aprile 2021 per Asian Fake/Sony Music) – Coma_Cose

Il quarto posto va a Willie Peyote con “Mai dire mai” che ha convinto dal primo ascolto, sia per la base dance ipnotizzante ma anche per il testo. “Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype, non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify, riapriamo gli stadi ma non teatri né live, magari faccio due palleggi, mai dire mai”, un ritornello sintomo di una generazione strumentalizzata dai social, dove l’artista diventa un prodotto commerciale che ha senso di esistere, solo in base al numero di followers. In più ci si mettono le restrizioni Covid che hanno tolto definitivamente spazio a chi fa musica, come se fosse qualcosa di effimero per cui si può farne a meno, senza tener conto che c’è gente che ci lavora.

Salvato per la canzone, Willie Peyote però non ha dato prova di intelligenza deridendo, via social, i suoi colleghi dell’Ariston. Prima ha criticato Ermal Meta di ruffianeria per aver scelto di cantare una cover di Lucio Dalla, il giorno in cui se ne commemorava la nascita. Poi è stato il turno di Francesco Renga, che viene criticato per il modo di cantare come se avesse “cagato” sul microfono. Insomma, è vero che per un trapper o quel che sia, i social sono il vettore principale per farsi conoscere ma utilizzarli per insultare le persone, fa di lui un personaggio poco credibile. È sempre più forte la convinzione che chi fa questo genere di musica, abbia manie di protagonismo e intolleranza smisurate, motivo per cui Rocktelling non ha mai seguito questo genere musicale, salvo rare eccezioni.

“Mai dire mai” (4 marzo 2021 – Turet) – Willie Peyote

Al quinto posto, la rivelazione di questo Sanremo 2021: gli Extraliscio con la partecipazione straordinaria di Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Non c’è molto da dire sul brano. Oltre ad esser fresco ed orecchiabile, colpisce quanto un brano dalle sonorità popolari, possa essere altrettanto moderno e coinvolgente.

“Bianca luce nera” (È bello perdersi, 5 marzo 2021 – Betty Wrong Edizioni Musicali/Sony Music) – Extraliscio

Al sesto posto c’è “Il farmacista” di Max Gazzè. Sulla scia di “Sotto casa”, Gazzè non perde la sua linea sofisticatamente ironica che, per metafore, racconta come risolvere tutti i difetti del vivere di coppia, legati alla donna. Ma poi parla di camicia di forza, come a voler dimostrare che non c’è la cura a tutto e che se lui ha provato a dimostrarlo era solo un pazzo e che quindi i rapporti si devono vivere così come sono, liberi da imposizioni.

“Il farmacista” (La matematica dei rami, in uscita il 9 aprile 2021 per UNIM1) – Max Gazzè

Al settimo posto, l’esilarante “Combat pop” dei Lo Stato Sociale. Un brano allegro e movimentato che, per rime e metafore, racconta quanto sia stupido, inutile e superficiale darsi una immagine predefinita, uno status quo insindacabile per salvare le apparenze seguendo la massa.

“Combat pop” (Attentato alla musica italiana, 6 marzo 2021 – Universal Music Italia) – Lo Stato Sociale

All’ottavo posto, Rocktelling mette Bugo, poi Ghemon e Fulminacci, così, per completare la “top 10” di questo Sanremo 2021, con una nota a favore per Bugo. “E invece si” è un brano che fa emozionare, al di la delle critiche subite sul fatto che Bugo non sappia cantare o che abbia imitato il riff di “Il mio canto libero” di Battisti. Se proprio ha copiato, si sarà ispirato all’intro di “Maybe” di Janis Joplin! Imitazioni o meno, a differenza dei brani di Ghemon e Fulminacci, che sono ugualmente piacevoli ma che, molto probabilmente, fra meno di un anno ce li scorderemo, Bugo ha scritto una ballad sincera, dai sentimenti intimi e modesti che fanno tenerezza e in cui chiunque possa rispecchiarsi, se ci si toglie la maschera.

“E invece si” (Bugatti Cristian, riedizione 2021 – Mescal) – Bugo

Detto questo, non c’è altro da aggiungere. Rocktelling non tiene particolarmente a parlare di Sanremo ma se qualcosa di interessante è uscito da li, va detto! Sanremo dovrebbe esser principalmente musica e si è parlato di questo, destreggiandosi tra un gossip e l’altro che, purtroppo, fa parte della kermesse sanremese. Senza il gossip, spesso, sarebbe inutile un po’ tutto quanto l’evento. Ma almeno salviamo ciò che di musicalmente valido ne è uscito! Non fosse altro che ha vinto il Rock. Gioia a palate!

Quella di Rocktelling

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