Eddie Van Halen e il suo famigerato tapping

La storia del rock piange un altro mito. Un chitarrista che ha reso i tecnicismi della chitarra elettrica delle hit mondiali! Pensate al brano Jump con la sua omonima band oppure all’assolo presente in Beat it di Michael Jackson. Talentuoso heavy rocker, Eddie Van Halen è famoso anche per la sua tecnica di tapping che (notate bene) non ha inventato lui. Ma la sua maestria resta indiscussa. Sentite questo capolavoro:

Eruption (Van Halen, 10 febbraio 1978 – Warner Bros. Records) – Van Halen

Quando fu sperimentato il tapping per la prima volta, probabilmente i genitori di Eddie erano ancora in fasce! L’invenzione del tapping risale al 1932 quando apparve, sulle scene del film Club House party, un trentenne di nome Roy Smeck che suonava l’ukulele in maniera insolita.
Questo trentenne è stato un abile suonatore di banjo, chitarra e ukulele, tanto da esser ricordato come il “mago degli archi”. In quella pellicola, Roy Smeck ha segnato l’inizio di un virtuosismo che da qual momento in poi, ogni chitarrista ha voluto emulare.

Vent’anni dopo, il tapping è stato catagolato come una tecnica chitarristica nel manuale “Touch Method for Electric and Amplified Spanish Guitar”. Ad elaborarlo è stato Jimmie Webster, all’epoca allievo di chitarra di Harry DeArmond, un uomo che per lavoro costruiva pick up e diventato celebre per aver inventato il primo pick up smontabile.
Il manuale serviva per dimostrare l’efficacia dei pickup costruiti da Dearmond, in grado di rilevare l’elevata sensibilità dei suoni attraverso la tecnica del tapping.
Jimmie Webster, affascinato da quei suoni, imparò alla perfezione la tecnica fino a lanciarsi con tutte e due le mani sul manico della chitarra e inventare così, il tapping a due mani.

In Italia, il tapping si vede per la prima volta nel 1965, durante la trasmissione Rai “Chitarra amore mio” in cui un autodidatta suona la chitarra acustica esibendo i primi rudimenti di tapping. Quell’uomo era Vittorio Camardese che nella vita faceva il medico radiologo. Appassionato di musica jazz, Camardese sapeva creare con la sola abilità delle dita sulla chitarra, un accompagnamento musicale di più strumenti ritmici.

Ma bisogna arrivare agli ’70 per sentire i primi brani rock costruiti in stile “tapping”. Parliamo di “The Return of the Giant Hogweed e “The Musical Box” contenuti in Nursery Crime, album dei Genesis del 1971; poi i brani dei Queen “Modern Times Rock’n’Roll” e “It’s Late”, dove Brian May è stato fortemente ispirato da Steve Hackett dei Genesis. Poi Harvey Mandel nel disco “Shangrenade” e Frank Zappa con “One size fits all”, album del 1976 in cui sperimenta la tecnica del tapping con il plettro, che definiva come la sua “bulgarian bagpipe technique”.

La storia di Van Halen e i suoi prodigi con il tapping a due mani, arriva nel 1978. Pare che abbia scoperto la tecnica vedendo un’esibizione live di jimi Page in Heartbreaker (brano incluso in Led Zeppelin II del 1969) che suonava con una mano e con l’altra salutava il pubblico.

Heartbreaker (Led Zeppelin II, 22 ottobre 1969 – Atlantic Records) – Led Zeppelin

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