Fedez, un nuovo eroe?

Parole forti e inequivocabili quelle di Fedez durante il concertone del Primo Maggio a Roma, quest’anno tenutosi alla Cavea dell‘Auditorium Parco della Musica di Roma invece del consueto palco a Piazza San Giovanni.

Non un concerto totalmente live ma uno spettacolo intervallato da una serie di esibizioni dislocate un po’ in tutta Italia, prima registrate e poi proiettate durante la diretta del programma.

Solo 500 spettatori, tutti adeguatamente posizionati secondo il distanziamento sociale richiesto dalle norme vigenti anti-covid. Una scelta diversa per garantire lo svolgimento dello spettacolo in sicurezza. Dall’articolo del Fatto Quotidiano, si legge che i 500 spettatori sono stati selezionati esclusivamente tra il personale appartenente agli ordini sindacali. Scelta poco condivisa da Rocktelling, ma in fondo è risaputo ed è evidente che il Primo Maggio di Roma, senza i sostegni politici e sindacali avuti negli anni, non sarebbe potuto diventare una realtà di costume sociale, al pari del festival di Sanremo.

Ne è la riprova ciò che è accaduto per la questione della messa in onda o meno, del discorso di Fedez. All’esordio del suo monologo, Fedez, spiega che il testo inviato era da mettere al vaglio della politica e che “i vertici di Rai3 hanno chiesto di omettere nomi, partiti e di edulcorarne il contenuto” e che solo dopo vari tentativi, Fedez abbia avuto il consenso, anche se la vice direttrice di Rai3, Ilaria Capitani, avrebbe definito il suo monologo “inopportuno”.

A confermare questa sua dichiarazione, Fedez ha reso pubblica via social, la registrazione di una telefonata avvenuta la sera prima del concerto.

La conversazione intercorsa tra Fedez e i conduttori, insieme agli organizzatori del concerto che dirigono la iCompany e la vice direttrice Rai 3, Ilaria Capitani, verteva fondamentalmente su un unico punto: un discorso così esplicito e provocatorio non si può fare senza dare possibilità di contradditorio alla parte accusata. Per questo motivo è stato richiesto a Fedez di abbassare i toni. Per fortuna così non è stato.

Tra l’altro è emerso che la vicedirettrice di Rai3, Ilaria Capitani, non abbia imposto alcuna censura. “La Rai fa un acquisto di diritti e ripresa, non è responsabile della sua presenza né di quello che dirà (in riferimento a Fedez, ndr)”. E aggiunge: “Ritengo inopportuno il contesto”.

Mentre, l’organizzatore della manifestazione Massimo Bonelli, a capo di iCompany, ha spiegato che “il testo lo chiediamo a tutti per integrarlo col copione”. Accorandosi a questa spiegazione, il capo degli autori di iCompany, Massimo Cinque, ha esortato Fedez ad “adeguarsi a un sistema che probabilmente non riconosce”.

Qui potete ascoltare l’audio integrale della telefonata. 

Nonostante questa divergenza, Fedez è salito sul palco del Primo Maggio di Roma, leggendo il suo monologo senza alcun taglio, assumendosene tutte le responsabilità.

Ecco i punti salienti:

“Draghi preferisce i lavoratori del calcio a quelli dello spettacolo, settore decimato da questa emergenza e regolato da una normativa risalente agli anni ’40 e mai modificate a dovere, fino ad oggi. Come si è esposto con grande tempestività nei riguardi della Superlega, altrettanto dovrebbe fare per il settore dello spettacolo”.

“Questa parte è stata approvata, quella che segue no”.

“Ostellari ha deciso che un disegno di legge, di iniziativa parlamentare, quindi massima espressione del popolo, già approvato alla Camera come Ddl Zan, può essere bloccato dalla voglia di protagonismo di un singolo: se stesso. D’altronde, Ostellari appartiene a uno schieramento politico che da sempre si è contraddistinto per la grande lotta all’ uguaglianza”.

Il riferimento è al partito della Lega e Fedez riporta alcune affermazioni denigratorie nei confronti degli omosessuali:

“Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno” – Giovanni De Paoli, ex consigliere regionale Lega Liguria

“I gay? Che inizino a comportarsi come tutte le persone normali” – Alessandro Rinaldi, consigliere per la Lega di Reggio Emilia.

“Gay, vittime di aberrazioni della natura” – Luca Lepore e Massimiliano Bastoni, consiglieri regionali leghisti.

“I gay sono una sciagura per la riproduzione e conservazione della specie” – Alberto Zelger, consigliere comunale Lega Nord Verona.

“Il matrimonio gay porta all’estinzione della razza” – Stella Khorosheva, candidata leghista al consiglio comunale di Lavis in Trentino (mai stata eletta).

“Fanno le iniezioni ai bambini per farli diventare gay” – Giuliana Livigni, ex candidata Lega.

Poi Fedez affonda il dito nella questione delle famigerate priorità politiche attuali. “Secondo i politici ci sono altre priorità, in questo momento di pandemia, rispetto al ddl Zan. Le priorità finora discusse in Senato sono in merito all’etichettatura del vino, la riorganizzazione del Coni, l’indennità di bilinguismo ai poliziotti di Bolzano, il reintegro del vitalizio di Formigoni”.

Sempre in riferimento alla tutela della vita umana, Fedez cita il Presidente dell’associazione Pro Vita. “L’ ultra cattolico e anti abortista Jacopo Coghe, amicone del leghista Pillon, è stata la prima voce a sollevarsi contro il Ddl Zan. L’anti abortista però non sa che il Vaticano ha investito oltre 20 milioni di euro in una azienda farmaceutica che produce la pillola del giorno dopo”.

Fedez si riferisce alla Novartis, azienda farmaceutica leader nella produzione di metodi contraccettivi come la pillola del giorno dopo. Fino al 2016 il Vaticano era un’azionista di Novartis ma a seguito della fuga di notizie, per evitare lo scandalo mondiale, avrebbe venduto le azioni altrove. Questa notizia è stata diffusa recentemente nel programma d’inchiesta Report, in onda su Rai3.

E conclude:

“Cari leghisti avete perso troppo tempo a cercare il nemico fuori e non vi siete accorti che il nemico ce l’avevate in casa. Che brutta storia”.

E’ stato coraggioso, poteva anche fregarsene. O magari l’ha fatto per far capire che ha un suo di cervello, indipendentemente dalla moglie milionaria e dalla sua carriera musicale che non ha lasciato di certo un segno nella “hall of fame”.

Magari voleva solo attirare clamore e pubblicità per se stesso accodandosi, in maniera più originale, alla lunga schiera di artisti che sui social hanno difeso il Ddl Zan, semplicemente scrivendoselo sulla mano.

Tutto questo, secondo Rocktelling, non per fare politica ma per emergere dall’ombra ingombrante della moglie. Per avere una sua identità distaccata e distinta. Anche questo farà vendere dischi.

La cosa spiacevole di tutto ciò è stato scoprire che dietro un discorso tanto accorato si scopre che nel disco del 2011 “Penisola che non c’è”, un brano in particolare cita Tiziano Ferro in modo denigratorio nei confronti della sua omosessualità. Della serie “neanche la solidarietà tra colleghi”. Vabè…!!!

La canzone in questione è “Tutto il contrario” e dice:

Mi interessa che Tiziano Ferro abbia fatto outing
Ora so che ha mangiato più wurstel che crauti
Si era presentato in modo strano con Cristicchi
“Ciao sono Tiziano, non è che me lo ficchi?”

Sui social, Fedez si difende dicendo che era un ragazzino quando scrisse questo testo, che gli errori li fanno tutti, l’importante è rimediare. Peccato che l’abbia cantata anche nel suo ultimo tour risalente al 2019, per il disco “Paranoia Airlines”.

Una gran bella scivolata e chissà quante altre ne farà. Ma l’importante è chiedere scusa, vero?

Non sapremo mai la verità ma ciò che conta è che si è parlato di un tema delicato che ancora oggi non trova giustizia, quello sulla discriminazione di genere, disabilità e orientamento sessuale. Qualunque atto discriminatorio che porti a violenza verbale e fisica, deve diventare un reato punibile per legge. Non si può aspettare. Ne va della libertà di tutti. E se serve un Fedez o un personaggio “x” del momento, a far smuovere le coscienze politiche, allora ben venga. D’altronde lui ci ha messo la faccia, non qualcun’ altro.

Quella di Rocktelling

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