Lettere di un disco ricomposto (Parte 2/10): Un racconto a puntate sul nuovo album di Moltheni, “Senza Eredità”

Lettere di un disco ricomposto. Una rubrica che raccoglie i pensieri riportati da Umberto Maria Giardini, via social, in merito al suo nuovo lavoro discografico “Senza eredità”, raccontando ciascun brano con riflessioni e aneddoti.

Se ti sei perso la recensione completa, clicca qui, oppure rimani su questa pagina e ascolta con me il resto del disco, arricchito dai racconti di Moltheni.

Il secondo brano di “Senza eredità” si intitola “Ieri”. Umberto Maria Giardini lo racconta così:

“Ieri” (Senza eredità, 11 dicembre 2020 – La Tempesta Dischi) – Moltheni

“Ieri” (postato via Facebook il 29 novembre 2020)
Non so dalle vostri parti, ma oggi Bologna è grigissima, loquace sotto un cielo plumbeo. Colgo l’occasione per raccontarvi brevemente curiosità sul secondo brano dell’album che, nemmeno a farlo apposta, è il primo singolo uscito qualche settimana fa, dal titolo “Ieri”. Fu scritto attorno al 2009, il periodo forse più prolifico di Moltheni e al suo apice di carriera. Era tempo che mi frullava per la testa impostare un pezzo con un tempo valzerato, suggerito dagli ascolti frequenti che all’epoca facevo di Elliott Smith. Nonostante sia passato non poco tempo, ricordo ancora che il testo mi venne di getto, senza un’ ispirazione particolare. Tentammo di registrarlo due volte ma con esisti modesti, tanto da indurmi a non includerlo nemmeno nella raccolta del 2010, di “Ingrediente novus”. Dal vivo, riuscimmo invece a suonarlo in svariate occasioni, ma quella del 2010 al festival di Ferrara “Sotto le stelle”, nella speciale serata della Tempesta, fu davvero la più bella. “Ieri” è un brano molto rappresentativo e incorpora dentro se numerose fisionomie dei lineamenti Moltheni. L’accordatura aperta in RE, il testo diretto e visionario, la chitarra acustica padrona e una batteria che schiaffeggia in faccia a chi ascolta. Avrei tanto voluto aggiungere un armonica ma le circostanze non hanno voluto accadesse. Di più non so… ciao* (Umberto Maria Giardini)

Quella di Rocktelling

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