Lettere di un disco ricomposto (Parte 4/10): Un racconto a puntate sul nuovo album di Moltheni, “Senza Eredità”

Lettere di un disco ricomposto. Una rubrica che raccoglie i pensieri riportati da Umberto Maria Giardini, via social, in merito al suo nuovo lavoro discografico “Senza eredità”, raccontando ciascun brano con riflessioni e aneddoti.

Se ti sei perso la recensione completa, clicca qui, oppure rimani su questa pagina e ascolta con me il resto del disco, arricchito dai racconti di Moltheni.

Il quarto e quinto brano di “Senza eredità” si intitolano “Se puoi, ardi di me e “Il quinto malumore”. Umberto Maria Giardini li racconta così:

“Se puoi, ardi di me / Il quinto malumore” (Senza eredità, 11 dicembre 2020 – La Tempesta Dischi) – Moltheni

“Se puoi, ardi di me / Il quinto malumore” (postato via Facebook il 15 dicembre 2020)
Ciao a tutti, oggi riprendo un discorso e un racconto iniziato giorni addietro, legato al nuovo lavoro di Moltheni “Senza eredità”. Stavolta parlerò brevemente di due tracce del disco che si chiamano “Se puoi, ardi per me” e “Il quinto malumore”. Figlie entrambe dello stesso periodo storico (2000- 2002), questi brani rientrano, più che mai, in una fase artistica di Moltheni, condizionata da sonorità più rock, anche per la mia vicinanza di quegli anni, agli amici QOTSA di Los Angeles. Entrambi i brani, suonati spesso durante i live di quel periodo, sarebbero dovuti rientrare in “Forma mentis”, un disco registrato da Davide Sandri, di fatto annullato a causa di tutta una serie di false promesse, ricevute da parte dell’etichetta che avrebbe dovuto stamparlo e promuoverlo. Ne susseguì un periodo di stop forzato, causato anche dall’attesa, della tanto desiderata liberatoria dalla major BMG, che miracolosamente si materializzò grazie all’intervento benevolo, in mio favore, di Franco Battiato. Libero dalle forzature e dal finto interessamento di chi si doveva occupare del progetto Moltheni, determinante fu il casuale incontro con Enrico Molteni. La Tempesta dischi divenne la mia etichetta, che stimolò immediatamente in me, la risorsa del buon lavoro. Da lì a poco, accadde una vera e propria svolta artistica che spinse il progetto verso sponde molto più pacate ed eleganti. Il risultato fu “Splendore terrore”, uscito nel 2005. Il progetto Moltheni, nella decade della sua vita, abbracciò numerosi generi. Pop, folk, rock, psichedelia…tutto fu un riflesso della mia vita e degli anni che vivevo assieme alla musica che masticavo. A presto amici 🙂 (Umberto Maria Giardini)

Quella di Rocktelling

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