Lettere di un disco ricomposto (Parte 7/10): Un racconto a puntate sul nuovo album di Moltheni, “Senza Eredità”

Lettere di un disco ricomposto. Una rubrica che raccoglie i pensieri riportati da Umberto Maria Giardini, via social, in merito al suo nuovo lavoro discografico “Senza eredità”, raccontando ciascun brano con riflessioni e aneddoti.

Se ti sei perso la recensione completa, clicca qui, oppure rimani su questa pagina e ascolta con me il resto del disco, arricchito dai racconti di Moltheni.

L’ ottavo brano di “Senza eredità” si intitola “Spavaldo”. Umberto Maria Giardini lo racconta così:

“Spavaldo” (Senza eredità, 11 dicembre 2020 – La Tempesta Dischi) – Moltheni

“Spavaldo” (postato via Facebook il 23 dicembre 2020)
Ciao. Oggi vi parlo della traccia 8 dal titolo “Spavaldo”. Vi dico subito che il brano sarebbe dovuto essere incluso nella raccolta finale di Moltheni “Ingrediente novus” ma d’accordo con Giacomo Fiorenza, alla fine la scelta ricadde su due brani che già dal vivo mi davano importanti soddisfazioni (“Petalo” e “Per carità di stato”). Il ripescaggio è stato abbastanza rapido, come la comprensione del modo in cui questa ballata andava arrangiata per il disco. Mi sono addirittura seduto dietro alla batteria e con il pezzo in cuffia ho iniziato a suonare. Il risultato che ne è derivato è un brano classico, breve, ma nella sua semplicità molto particolare, evocativo ed estremamente ricco di significati, tipici del cilindro Moltheni. Il testo parla di rimpianti, di un amore non consumato che nel tempo diventa fraterno, fra due persone decisamente diverse che dopo molti anni comprendono che, in fondo, è stato giusto così. Sfiorarsi senza mai toccarsi.. 🙂. Chi lo racconta era Spavaldo, ora maturo, finalmente capisce. (Umberto Maria Giardini)

Quella di Rocktelling

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