Lettere di un disco ricomposto (Parte 9/10): Un racconto a puntate sul nuovo album di Moltheni, “Senza Eredità”

Lettere di un disco ricomposto. Una rubrica che raccoglie i pensieri riportati da Umberto Maria Giardini, via social, in merito al suo nuovo lavoro discografico “Senza eredità”, raccontando ciascun brano con riflessioni e aneddoti.

Se ti sei perso la recensione completa, clicca qui, oppure rimani su questa pagina e ascolta con me il resto del disco, arricchito dai racconti di Moltheni.

Il decimo brano di “Senza eredità” si intitola “Me di fronte a noi”. Umberto Maria Giardini lo racconta così:

“Me di fronte a noi” (Senza eredità, 11 dicembre 2020 – La Tempesta Dischi) – Moltheni

“Me di fronte a noi” (postato via Facebook il 3 gennaio 2021)
Ciao a tutti, stamani di riflesso al buon umore, torno a parlarvi di “Senza eredità” svelandovi gli ultimi segreti e le ultime curiosità legate ad ogni singolo brano. La penultima traccia che oggi tratterò, si chiama “Me di fronte a noi”, un brano che amo particolarmente per svariati motivi. Credeteci o no, questo pezzo è vecchissimo. Scritto quando ancora non avevo nemmeno un nome, mi apparì subito come un po’ noioso, tanto da trasformarlo nel “Il circuito affascinante” 🙂…incredibile vero?. Ricordo ancora le facce di Francesco Virlinzi e Maurizio Nicotra che si convinsero subito nella sua trasformazione, anche alla luce del fatto che, come apertura dell’album (Natura in replay) occorreva un brano meno dimesso e più dinamico. Ripescarlo, ricomporlo è stato davvero difficile, tant’è che, non essendo stato mai registrato, ho dovuto fare affidamento nella mia memoria che non sempre mi è complice. Ho tentato di fare la stessa cosa anche con brani come “Immune”, “Come meriteresti” e come “La bontà di quei tempi”, ma con risultati decisamente meno convincenti. L’atmosfera noir, estremamente elegante, è una sorta di omaggio agli Smiths, già all’epoca nella mia testa da quindici anni. “Me di fronte a noi” (titolo originale “Il mio tempo”) è una canzone d’amore che racconta di due ragazzi gay che si amano nella vergogna dell’ambiente circostante; uno dei due se ne frega di quello che la gente mormora e propositivo lo proclama sussurrandolo all’altro. A distanza di tanti anni oggi è ancora così, il tempo passa ma i costumi fanno difficoltà ad adeguarsi e a cambiare. Che la musica possa far comprendere che l’amore non ha sesso, bensì molteplici facce e direzioni. Buona domenica e buon amore a tutti ❤  (Umberto Maria Giardini)

Quella di Rocktelling

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

[BODY] GRAPHIC BY: KIARA PORTRAITS [/BODY]