Mephisto si è rivelato

Sciogliamo i sigilli del silenzio e parliamo dell’atteso Mephisto Ballad, il tardodiscodark realizzato da Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi, due ex menti geniali dei Litifiba, nonchè amici di sempre e artisti a tutto tondo. Per spiegarvi cosa rappresenta questo disco, dobbiamo partire dall’inizio.

La Mephisto Festa

Siamo nel carnevale del 1982 e a Firenze, un giornalista e animatore culturale dell’epoca, Bruno Casini decide di organizzare una festa in cui far suonare i Litfiba. Ma non una festa qualunque. Ricordiamoci che in quel momento storico spopolava la new wave in tutta Europa, e i Litfiba erano l’epicentro di quel movimento in Italia. Ci voleva una festa a tema. E così si diede vita alla Mephisto Festa. Un po’ come il Frankenstien generato dalla mente di un visionario, così i Litifba spinti da Casini, misero su uno spettacolo spaventoso, tra il reale e il metafisico, tra il macabro e il grottesco.

Il luogo scelto era il Centro Hunor Side, presso la Casa Del Popolo di Rifredi. Quando il sipario rosso del Casablanca si apre, gli spettatori si ritrovano davanti una bara chiusa. All’improvviso il sarcofago nero si apre ed esce “un Piero Pelù rigorosamente teatrale, magico, onirico, eclettico, fascinoso con la sua gestualità da clown espressionista” – racconta Bruno Casini.

La band esegue pochi brani: “Men in Suicide”, “Tradimento” e la magnetica “EFS 44”. Tutto si gioca tra il bene e il male. Dopo l’esibizione, Piero Pelù rientra nella bara che viene chiusa con lui dentro. Il sipario rosso cala sulla Mephistofesta. “Ancora oggi, nessuno sa da dove fosse arrivata quella bara, e forse è meglio così” – conclude Casini.

Di quella festa noir, cupa e ossessiva non è rimasta nessuna traccia. Motivo per cui la Mephisto Festa segna il mito legato ai Litfiba e a quella generazione cresciuta con la new wave e partecipe di una Firenze particolarmente attiva, durante quel movimento culturale.

E.F.S. 44

Una cosa è rimasta però: “E. F. S. 44” Ethnological Forgery Series, il brano nato in quella festa da cui poi è scaturito tutto il resto. La vera matrice new wave dei Litifiba si era espressa quella sera, in quella festa assurda, con un brano dalla magneticità esoterica. Incluso nel primo Ep dei Lifiba “Guerra”, oggi “E. F. S. 44” rivede la luce, dopo quasi 40 anni, con Mephisto Ballad, in una versione rivisitata da 16 minuti.

Lo scorso anno, il brano doveva fare da sfondo musicale ad un evento dedicato agli anni ’80 nel Museo Marini di Firenze, su richiesta di Bruno Casini. L’evento però è stato annullato per causa Covid-19, così, da quella esperienza mancata, Maroccolo e Aiazzi, decidono di riprendere a sperimentare da dove avevano lasciato, cioè da quei 16 minuti di ballata infernale di “E.F.S. 44”, a cui sono seguiti gli altri sette brani che hanno composto “Mephisto Ballad”.

Special Guest 

A “Mephisto Ballad” ha partecipato anche Giancarlo Cauteruccio, regista e figura di spicco del teatro sperimentale, nelle vesti di diabolico corifeo. Scelta non casuale, considerato che nel 1983 Cauteruccio affidò ai Litfiba la realizzazione della colonna sonora per lo spettacolo dell’Eneide, realizzato insieme alla sua compagnia teatrale “Krypton”. Da lì è nato l’album culto dei Litfiba “Eneide di Krypton”.

Insieme alla voce drammaturgica di Giancarlo Cauteruccio, ci sono le sapienti mani di Flavio Ferri ai synth e alle chitarre. Ferri è anche l’ideatore e regista della title track di Mephisto Ballad.

Mephisto Ballad: Singolo e Video  

La prima traccia disponibile per l’ascolto e corredata di video, è proprio lei: “Mephisto Ballad”, uscita come singolo, lo scorso 19 febbraio.

“Il video di Mephisto Ballad è l’esplorazione di un mondo enigmatico, fatto di spazi disabitati e paesaggi alieni. Un gioco di ruolo sulla complessa relazione fra rappresentazione e mondo, che assegna a chi guarda il ruolo di Faust e ai due artisti il ruolo di Mefistofele. Aiazzi e Maroccolo sono le uniche due figure (sovr)umane presenti, forme fantasmatiche evocate e invocate per donarci la capacità di vedere oltre. Per questo, ne vediamo essenzialmente i loro occhi, “trasformati” da un trucco che richiama l’estetica espressionista, uno sguardo sovraccarico di magnetismo che ci insinua il dubbio che ci sia altro, oltre la superfice delle cose” – racconta Ferri.

“Mephisto Ballad” (Mephisto Ballad, 26 febbraio 2021 – Contempo Records) – Maroccolo/Aiazzi

Il Faust di Goethe 

Il disco è inoltre un chiaro riferimento al “Faust” di Goethe, l’uomo che nell’opera letteraria, vende l’anima al diavolo in cambio della conoscenza. Il diavolo è Mefistofele. Un viaggio nella lotta tra bene e male in cui, a volte, è necessario attraversare il male per ottenere il bene.

Su questa scia di pensiero, si sviluppano i brani. Il tema del “Doppio” e la lotta fra il Bene e il Male, sono ben evidenti in Streben, Die Laster e Doppelgänger. Proseguendo fra bassi saturi, synth analogici, distorsioni, improvvisi cambi di movimento, loop ritmici, mellotron e i mandolini di “Das Ende”, gli organini malefici e le poliritmie della title -track), con frammenti di canti della Chiesa Ortodossa Bulgara e atmosfere allucinogene in “Die Ballade von Mephisto”, arrivando alle citazioni de “Il settimo sigillo” di Bergman ed omaggi agli amati Tuxedomoon e Robert Wyatt in “Det sjunde inseglet”.

Dove ascoltare il disco

Mephisto Ballad lo potete ascoltare su questo link dove sarete reindirizzati sulle piattaforme musicali che più gradite. L’album è inoltre disponibile per l’acquisto, nei migliori negozi di dischi nel formato vinile e cd per Contempo Records/Goodfellas e in digitale per Ala Bianca. Per info e prenotazioni, potete rivolgervi a contempo@contemporecords.it

Non un’ode a Satana, ma la narrazione sonora di un momento profondamente buio che attanaglia gli esseri umani, sempre più disposti a svendere la propria anima-vita in cambio del nulla. Del superfluo. Dell’inutile“. (Gianni Maroccolo)

Quella di Rocktelling

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

[BODY] GRAPHIC BY: KIARA PORTRAITS [/BODY]